top of page

Il contesto cambia il comportamento

Immagine del redattore: Mr.Jingles
Mr.Jingles
1 ott
Tempo di lettura: 4 min

Siamo abituati a spiegare il comportamento partendo dalla persona.


È timido.

È aggressivo.

È insicuro.

È disattento.

È collaborativo.

È difficile.


Queste etichette sono comode perché ci danno l’impressione di aver capito qualcosa. Ma spesso descrivono soltanto come una persona si comporta in una certa situazione.


La stessa persona può essere silenziosa in un gruppo e molto comunicativa in un altro. Può sentirsi capace in un ambiente e bloccarsi completamente in un altro. Può cooperare quando percepisce sicurezza e diventare rigida quando sente pressione.


Per questo una domanda utile non è solo:

“Com’è questa persona?”

ma anche:

“Che cosa sta succedendo intorno a lei?”


La ricerca in psicologia sociale e socioecologica studia proprio questo: il comportamento umano non dipende soltanto da caratteristiche individuali, ma anche dall’ambiente fisico, dalle relazioni, dalle norme del gruppo, dalle aspettative e dalla struttura della situazione. La psicologia socioecologica, per esempio, studia come ambienti fisici, interpersonali, economici e sociali possano influenzare pensieri, emozioni e comportamenti, e anche il processo inverso: come le persone contribuiscano a creare e mantenere quegli stessi ambienti.


Non reagiamo nel vuoto


Immaginiamo una situazione semplice.

Una persona deve parlare davanti a un gruppo.

La stessa persona potrebbe reagire in modi molto diversi se il gruppo è composto da amici, colleghi, sconosciuti, insegnanti o persone che la stanno valutando.


Il compito è lo stesso.

La persona è la stessa.

Ma il contesto è cambiato.


E con il contesto possono cambiare attenzione, tensione, fiducia, comportamento e capacità di prendere decisioni.

Questo vale in moltissime situazioni quotidiane: scuola, lavoro, famiglia, sport, relazioni sociali.


Non significa che il contesto “determini” completamente ciò che facciamo. Significa che modifica le condizioni dentro cui scegliamo e reagiamo.


Il gruppo influenza più di quanto immaginiamo


Uno degli elementi più forti del contesto è il gruppo.

Ogni gruppo sviluppa norme, spesso non scritte, su ciò che è considerato normale, accettabile, strano, coraggioso, ridicolo o desiderabile.

Queste norme possono influenzare il comportamento anche quando nessuno le esprime apertamente.


Le ricerche sulle norme sociali mostrano che le persone si orientano spesso attraverso ciò che percepiscono come comportamento o aspettativa condivisa. Queste norme possono sostenere cooperazione e coordinamento, ma possono anche produrre conformismo o pressioni indesiderate.


In altre parole, non reagiamo soltanto a ciò che accade.

Reagiamo anche a ciò che pensiamo gli altri si aspettino da noi.


Anche lo spazio comunica


Il contesto non è solo sociale.


Uno spazio rumoroso, affollato, caotico o poco prevedibile può richiedere uno sforzo diverso rispetto a uno spazio ordinato, conosciuto e tranquillo.


La distanza tra le persone, la possibilità di muoversi, la presenza di rumori, le regole dell’ambiente e persino la possibilità di uscire o interrompere un’attività possono cambiare il modo in cui una persona vive una situazione.


Questo non significa che esista un ambiente perfetto per tutti.

Significa che lo stesso ambiente può produrre effetti diversi su persone diverse.


Ed è proprio qui che nasce una domanda importante per MR. JINGLES:

Se una persona non riesce a funzionare bene in un certo contesto, dobbiamo cambiare sempre la persona o qualche volta possiamo cambiare il contesto?


Regole e aspettative


Le regole servono.


Permettono di prevedere cosa accadrà e aiutano le persone a coordinarsi.

Ma una regola funziona meglio quando è comprensibile e coerente.

Quando invece le regole cambiano continuamente, sono ambigue o dipendono da chi le applica, aumenta l’incertezza.


Le ricerche sulle norme sociali mostrano che, proprio nelle situazioni di incertezza, le persone tendono a cercare segnali negli altri per capire come comportarsi.


Questo vale in una classe, in un gruppo sportivo, in una squadra di lavoro e persino in una famiglia.


A volte quello che sembra un problema individuale è anche il risultato di un sistema che manda segnali contraddittori.


La persona modifica il contesto


La relazione però non è a senso unico.


Non è soltanto l’ambiente a modificare la persona.

Anche la persona modifica l’ambiente.


Un comportamento può cambiare il clima di un gruppo. Una persona che collabora può favorire altra collaborazione. Una persona che interrompe continuamente può aumentare tensione o disorganizzazione. Un adulto che reagisce con calma può modificare la risposta di un ragazzo. Un gruppo può diventare progressivamente più accogliente o più esclusivo attraverso molte piccole azioni ripetute.


È quindi più corretto pensare a una relazione continua:

persona ↔ ambiente

non:

persona → comportamento

Questa reciprocità è uno degli elementi centrali della prospettiva socioecologica.


Cambiare il contesto non significa eliminare le responsabilità


Qui c’è un equivoco importante.


Dire che il contesto influenza il comportamento non significa giustificare qualsiasi comportamento.

Comprendere non significa cancellare le conseguenze.

Una persona continua ad avere responsabilità.

Ma se vogliamo davvero modificare una situazione, può essere utile chiedersi non solo cosa deve cambiare l’individuo, ma anche cosa può cambiare intorno a lui.


A volte basta modificare una regola.

A volte una consegna.

A volte la distanza.

A volte il tempo.

A volte la composizione del gruppo.

A volte il modo in cui viene dato un feedback.


Piccoli cambiamenti nel contesto possono produrre comportamenti molto diversi.


Il contesto non è una scusa. È una variabile.


Questa forse è la distinzione più importante.


Considerare il contesto non significa dire:

“Non dipende mai dalla persona.”

Significa dire:

“La persona non è l’unica variabile.”


La ricerca contemporanea sul comportamento considera infatti determinanti individuali, sociali e strutturali. Conoscenze, emozioni, credenze, abitudini, capacità, norme e condizioni sociali possono contribuire insieme a orientare ciò che facciamo.


Quando riduciamo tutto alla personalità, rischiamo di perdere una parte importante della storia.


Una domanda più utile


La prossima volta che osserviamo un comportamento che non comprendiamo, possiamo provare a cambiare domanda.


Invece di:

“Che problema ha questa persona?”

possiamo chiederci:

“Che cosa sta succedendo tra questa persona e il contesto in cui si trova?”


La differenza sembra piccola.

Ma cambia molto.

Perché una domanda cerca un difetto.

L’altra cerca una relazione.


Ed è spesso dentro quella relazione che iniziamo a capire meglio ciò che sta succedendo.


Fonti:


  • Oishi, S. — Socioecological Psychology, Annual Review of Psychology.

  • Wenzel, M. & Woodyatt, L. — The Power and Pitfalls of Social Norms, Annual Review of Psychology.

  • Albarracín, D. et al. — Determinants of behaviour and their efficacy as targets of behavioural change interventions, Nature Reviews Psychology.

  • Gross, J. & Vostroknutov, A. — Why do people follow social norms?, Current Opinion in Psychology

Commenti


bottom of page