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Perchè chiedere aiuto è una competenza.

Immagine del redattore: Mr.Jingles
Mr.Jingles
1 ott
Tempo di lettura: 4 min

Chiedere aiuto sembra una cosa semplice.

In realtà non lo è.


Per farlo servono almeno tre passaggi: accorgersi che qualcosa non sta funzionando, riconoscere che da soli potremmo non bastare e individuare qualcuno a cui rivolgersi.


Questo vale in molti contesti: a scuola, nello sport, sul lavoro, in famiglia, nelle relazioni, nei momenti di stress o di difficoltà.


Eppure chiedere aiuto viene spesso interpretato come un segnale di debolezza.


La ricerca sul comportamento di help-seeking mostra invece che cercare supporto è un processo complesso, influenzato da fattori personali, sociali e culturali. Non riguarda soltanto la disponibilità di qualcuno disposto ad aiutare: conta anche se la persona percepisce davvero di averne bisogno, quanto teme il giudizio degli altri e quanto sa dove rivolgersi.


Prima di chiedere aiuto bisogna accorgersi di averne bisogno


Uno dei primi ostacoli è proprio questo.


Non sempre riconosciamo il momento in cui la situazione ha superato le nostre risorse.

Possiamo continuare a insistere, cercare di fare tutto da soli o interpretare la richiesta di supporto come una sconfitta.


In diversi studi sul help-seeking, la preferenza per l’autogestione del problema compare infatti tra le barriere più frequenti, insieme alla difficoltà di riconoscere il bisogno e alla scarsa conoscenza delle risorse disponibili.


Quindi chiedere aiuto non comincia con una frase.

Comincia con una domanda:

“Quello che sto facendo sta funzionando?”


Autonomia non significa fare tutto da soli


Essere autonomi non significa non avere bisogno di nessuno.

Significa anche saper valutare quando continuare da soli e quando coinvolgere qualcun altro.


Una persona può essere molto competente e, proprio per questo, riconoscere prima di altre quando serve supporto.

Pensiamo a un’attività fisica, a un compito complesso, a una decisione importante.

Insistere senza chiedere aiuto può sembrare determinazione.

Ma a volte è semplicemente una strategia inefficace.


La competenza sta nel distinguere le due cose.


Chiedere aiuto espone


C’è anche un’altra difficoltà.


Chiedere aiuto significa rendere visibile un limite.

Può significare dire:

“Non so.”

“Non riesco.”

“Non sono sicuro.”

“Ho bisogno di qualcuno.”


Per questo il contesto sociale conta moltissimo.

Se in un gruppo chiedere aiuto viene interpretato come incapacità, le persone tenderanno a evitarlo. Se invece viene considerato una normale strategia di collaborazione, diventa molto più facile farlo.


Stigma, norme sociali e atteggiamenti verso la richiesta di supporto sono infatti tra i fattori che influenzano il comportamento di help-seeking


Non tutto l’aiuto è utile


C’è però un secondo lato della questione.


Saper chiedere aiuto non basta.

Bisogna anche imparare a riconoscere che tipo di aiuto ci serve.


Un aiuto può essere efficace quando sostiene una persona nel fare qualcosa che da sola, in quel momento, non riesce ancora a fare.

Ma può diventare meno utile quando si sostituisce completamente a lei.


C’è una differenza tra:

supportare e sostituirsi.

Tra:

accompagnare e decidere al posto di qualcuno.

Tra:

dare una mano e togliere ogni possibilità di agire.


Questa distinzione è importante perché l’obiettivo dell’aiuto non dovrebbe essere rendere una persona permanentemente dipendente dal supporto.

Dovrebbe, quando possibile, restituirle capacità di scelta e azione.


Anche saper ricevere aiuto è una competenza


A volte chiediamo aiuto, ma poi facciamo fatica ad accettarlo.

Possiamo rifiutare indicazioni, difenderci, sentirci giudicati o continuare a voler controllare tutto.


Ricevere aiuto significa tollerare, almeno per un momento, che qualcun altro possa vedere qualcosa che noi non vediamo.


Questo non significa accettare qualsiasi consiglio.

Significa riuscire a valutare:

questo supporto mi sta aiutando davvero?

mi rende più capace o più dipendente?

mi restituisce possibilità o me le toglie?


Il gruppo può rendere più facile o più difficile chiedere aiuto


Le persone non chiedono supporto allo stesso modo in tutti i gruppi.

Un ambiente può facilitare la richiesta quando rende normale dire “non so”, “non riesco” o “ho bisogno di una mano”.

Può invece ostacolarla quando valorizza soltanto autosufficienza, prestazione o forza.


Le revisioni sul help-seeking mostrano che il supporto sociale e l’incoraggiamento possono facilitare la richiesta, mentre stigma, scarsa alfabetizzazione sul tema e norme che premiano l’autosufficienza possono diventare barriere.


Quindi il problema non è soltanto:

“Perché questa persona non chiede aiuto?”

Possiamo chiederci anche:

“Che cosa comunica il contesto quando qualcuno lo fa?”


Intenzione e comportamento non sono la stessa cosa


Un’altra cosa interessante emerge dalla ricerca.

Dire “chiederei aiuto” non significa necessariamente farlo davvero.


Una meta-analisi recente ha trovato una relazione solo limitata-moderata tra intenzione dichiarata e comportamento effettivo di help-seeking. In altre parole, anche quando una persona pensa che chiedere supporto sarebbe una buona idea, può poi non riuscire a farlo nella situazione reale.


Questo ci ricorda che non basta trasmettere un principio.

Servono contesti in cui quella competenza possa essere effettivamente esercitata.


Chiedere aiuto può essere una forma di responsabilità


C’è una narrazione molto diffusa secondo cui la persona forte è quella che resiste sempre.

Ma in alcune situazioni la scelta più responsabile è fermarsi.


Chiedere supporto.

Coinvolgere qualcuno più competente.

Dire che non sappiamo.

Delegare.


Questo vale anche per chi ha responsabilità sugli altri.

Un adulto, un insegnante, un educatore, un allenatore o un responsabile non deve necessariamente avere sempre la risposta.

A volte la competenza consiste proprio nel riconoscere quando serve qualcun altro.


E poi c’è l’altra domanda: sappiamo aiutare?


La relazione non finisce con chi chiede.

C’è anche chi riceve la richiesta.


E qui nasce un’altra competenza.

Quando qualcuno ci chiede aiuto, sappiamo capire di cosa ha realmente bisogno?


A volte serve intervenire.

A volte restare accanto.

A volte spiegare.

A volte fare una parte del lavoro insieme.

A volte chiamare qualcun altro.

A volte, invece, la forma migliore di aiuto consiste nel lasciare alla persona lo spazio per provare.


Aiutare bene non significa fare di più.

Significa fare ciò che serve.


Una domanda semplice


La prossima volta che qualcosa diventa troppo difficile, possiamo provare a non chiederci soltanto:

“Riesco a farcela da solo?”

Possiamo aggiungere:

“Che tipo di aiuto mi servirebbe?”


E quando qualcuno chiede aiuto a noi:

“Quello che sto facendo lo rende più capace o mi sto semplicemente sostituendo a lui?”


Sono due domande semplici.

Ma cambiano completamente il modo di intendere l’aiuto.

Perché chiedere aiuto non è l’opposto dell’autonomia.

A volte è proprio una delle sue forme più mature.



Fonti essenziali

  • Gourash, N. — Help-seeking: a review of the literature.

  • Conde, S. et al. — Determinants of mental health help-seeking in Europe: a systematic review.

  • Xu, Z. et al. — Effectiveness of interventions to promote help-seeking for mental health problems: systematic review and meta-analysis.

  • Systematic review on barriers and facilitators to help-seeking among university students.

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